I pericoli della lettura

Nel novembre 2011, il supplemento Domenica de Il Sole 24Ore pubblicò un pezzo di Alfonso Berardinelli intitolato “Tutti i pericoli della lettura”. Si tratta di uno stralcio dell’articolata e densa relazione che Berardinelli predispose per il convegno “Dal progetto di lettura di Carlo Bo alla lettura nell’era digitale” svoltosi a Urbino in quel periodo.

Riporto l’incipit e un passaggio del sopracitato testo (chi volesse può leggerlo integralmente qui):

“L’atto della lettura è a rischio. Leggere, voler leggere e saper leggere, sono sempre meno comportamenti garantiti. Leggere libri non è naturale e necessario come camminare, respirare, mangiare, parlare o esercitare i cinque sensi. Non è un’attività primaria, né fisiologicamente né socialmente. Viene dopo. È una forma di arricchimento, implica una razionale e volontaria cura di sé. (…)

Un rischio della lettura, il rischio in realtà più frequente, è leggere quel tipo di libri che sarebbe stato meglio non leggere, o che sarebbe stato meglio che non fossero stati pubblicati e scritti. Il libro in sé non è un valore. Lo è solo se vale. E nel caso presente di sovrapproduzione libraria i peggiori nemici dei libri che vale leggere sono i troppi libri che li sommergono e da cui cerchiamo a fatica di difenderci”.