Recensioni

Arlington Park

 

Non so come dirlo diversamente: non sono curiosa di leggere altro della Cusk perché il suo romanzo ha la perfezione un po’ raggelante di una macchina che, caricata secondo un certo programma, lo porti a compimento senza perdere un colpo e senza concedersi se non a sentimenti di ammirazione. La bravura della Cusk la si può solo ammirare, ma da lontano, là dove ti respinge.

Perciò sono tentata di esprimere in forma critica le mie osservazioni, malgrado abbia letto il romanzo con buon ritmo grazie all'acutezza dello sguardo dell'autrice, capace di tradursi in uno stile ricco di stratificazioni letterarie. Ne cito una su tutte: il riferimento al saggio di Virginia Woolf Una stanza tutta per sé. Ma se la complessità della Wolf si traduce in uno stile pieno d'aria e di leggerezza, perché in Arlington Park ci si ritrova in un romanzo claustrofobico?

Arlington Park parla di spazi. Spazi chiusi, che sembrano sotto assedio. Una fortezza è il quartiere, mentre le case delle protagoniste, la biblioteca di Juliet, la stanza di Solly, l'automobile in cui si asserraglia Amanda, sono prigioni di cui le ospiti possiedono la chiave. Una prigione è la mente di Christine, di una bellezza terribile che cannibalizza anche l'impulso sessuale trasformandolo in un impulso di morte (con buona pace di Freud). Persino la dimensione temporale non lascia scampo: una notte di pioggia, di quelle che, se non si dorme, si è contenti di avere un tetto - e che tetto! - sotto il quale trovare protezione. Tutto avviene nel corso della giornata feriale seguente in cui alcune donne, per lo più casalinghe e benestanti, mettono in scena la loro quotidiana vita senza speranza che si brucia in spazi non più penetrabili agli uomini, che da coinquilini si sono trasformati in assedianti e poi in assassini. Ma forse lo sono sempre stati. A me sembra che una delle poche chiavi "di speranza" sia proprio la stanza di Solly. Lei è la prima a pensare di affittarla a un estraneo. Solo una volta trasformata la stanza in un avamposto per il mondo esterno, le verrà in mente di rivendicarla per sé. Angosciante. E siamo nel Duemila. 

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