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Fair Play

Mari scrittrice e Jonna pittrice sono le protagoniste settantenni di tutti i racconti. Sono compagne da quaranta, abitano atelier ai capi opposti di uno stabile affacciato sul porto di Helsinki e, nella stagione più calda, una casetta condivisa su un'isola solitaria nel mar nordico. Rinnovano i quadri sulle pareti e discutono, fanno un giro in barca, guardano film e litigano, ricevono visite, viaggiano consumando silenzi e litigano ancora, poi lavorano, fanno pace e discutono di nuovo. Tutto qui.

Sto leggendo, suona il telefono, quello fisso in un'altra stanza. Mi alzo scomodando il gatto e imprecando come a volte mi riesce. Vorrei scorgere sul display il prefisso di Roma o Milano per poter tornare immediatamente alla lettura, invece le cifre corrispondono al cellulare di una collega, a cui non posso non rispondere. Si sono persi degli incartamenti, per caso, so dove sono finiti? No, mi dispiace ("sono in viaggio per un'isola del mare del Nord"). Sul divano il mio posto ora è stato occupato dal gatto.

Squillò il telefono e Jonna andò a rispondere. Ascoltò a lungo, poi disse: "Aspetta un attimo, ti do il suo numero. Stai calma, solo un secondo." Mari la sentì chiudere la conversazione con un brusco: "Richiama se ci sono novità. Ciao."
"Cos'è successo?" chiese Mari.
"Era di nuovo Alma. Il loro gatto è saltato dalla finestra. Stava cercando di acchiappare un piccione."
"Stai scherzando? Il povero Mosse! Non avevo capito, sei stata così brusca..."
"Le ho dato il numero del veterinario", disse Jonna. "Bisogna essere pratici e concisi quando c'è un'emergenza. Stavi parlando di qualcosa di inadeguato?"
"Non adesso!" sbottò Mari spazientita. "Povero Mosse...Jonna, mi sa che me ne vado a letto."
"No", rispose Jonna. "Dobbiamo aspettare. Potrebbe richiamare e aver bisogno di essere consolata. Nel qual caso tocca a te rispondere, e puoi parlarle quanto vuoi. Spartiamo equamente, lo sai."

Le vicende di Mari e Jonna sono anche le nostre – la complicità della convivenza, le cene tra amici, il lavoro e il bisogno di solitudine – ma, grazie a una scrittura poetica e sottilmente ironica, ci appaiono nella loro irrimediabile estraneità. Quanto basta: il “gioco leale” della Jansson stempera ogni sentimento di sconfitta e la lettura si fa leggera.

A un’amica venuta a piangere la sua tristezza da amore perduto propongo: "sai che meraviglia tu e io in una casetta sperduta su un'isola in mezzo al mare. Tu a fumare e a creare gioielli, io a leggere e a camminare, poi un qualche tuffo in città in mezzo alla gente, alla mondanità e ancora di nuovo sole io e te". L'ho fatta ridere la mia amica: in quel momento si è chiesta chi è più pazza fra noi due.

 

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